Ciò che Roggero ha compiuto rappresenta l’irruzione violenta della contraddizione sulla quale viviamo: la perdita al contempo della libertà e della sicurezza.
La svendita del diritto al lavoro, la precarietà e l’impossibilità di avere una casa alimentano il crollo demografico, cui i flussi migratori vengono opposti e agiti a compensazione, mentre la sorveglianza digitale e la virtualizzazione delle relazioni accrescono l’isolamento e la perdita di autonomia.È questo il malessere socio-economico vissuto dalla più larga parte del popolo italiano – e, ovviamente, non soltanto da esso.
Roggero è lo sfogo purulento di un sistema collassato, il punto nel quale la pressione sociale – costantemente e abilmente rimossa da chi dovrebbe invece rimuoverne le cause – esplode in una forma irreparabile.
A chi liquida Roggero come un semplice omicida o un vendicatore occorrerebbe ricordare quanto sia fragile il giudizio pronunciato dalla comoda distanza del divano di casa propria. In condizioni analoghe, molti avrebbero potuto reagire allo stesso modo – forse anche peggio. È un attimo: nessuno può sapere che cosa farebbe nell’istante in cui confluiscono minaccia, umiliazione e rabbia.
Quanto a chi si sente investito di un’autorità divina e pronuncia sentenze sui ladri ammazzati, chiamandoli ‘feccia’ o con altri epiteti, dovrebbe considerare che anche costoro sono esiti del medesimo malessere sociale.
Si potrebbe obiettare che i ladri non agissero per disperazione, oppure che Roggero non fosse più vessato di tanti altri che, nelle stesse condizioni, non hanno ucciso nessuno. Sono obiezioni che lasciano intatta la questione: il malessere nel quale viviamo, sebbene non sia un alibi né una causa meccanica del crimine, è il terreno entro il quale la paura, la sopraffazione e la violenza diventano possibili.
Trovarsi da una parte o dall’altra della pistola – o dell’opinione – non muta ciò che sta a monte della tragedia: un sistema che accresce l’insicurezza, esaspera la competizione e lascia agli individui il compito di regolare conflitti che le istituzioni hanno smesso di governare.
Su una cosa però bisogna essere chiari: in una società civile, qualcuno deve pur rispondere di un omicidio.
Giustificarlo significherebbe ridursi alla barbarie.
Ma il vero colpevole non è Roggero.
È l’ordine politico-economico che ha prodotto le condizioni dell’ennesima tragedia e che dovrebbe rispondere della propria incapacità.
Roggero è lo sfogo purulento di un sistema collassato, il punto nel quale la pressione sociale – costantemente e abilmente rimossa da chi dovrebbe invece rimuoverne le cause – esplode in una forma irreparabile.
A chi liquida Roggero come un semplice omicida o un vendicatore occorrerebbe ricordare quanto sia fragile il giudizio pronunciato dalla comoda distanza del divano di casa propria. In condizioni analoghe, molti avrebbero potuto reagire allo stesso modo – forse anche peggio. È un attimo: nessuno può sapere che cosa farebbe nell’istante in cui confluiscono minaccia, umiliazione e rabbia.
Quanto a chi si sente investito di un’autorità divina e pronuncia sentenze sui ladri ammazzati, chiamandoli ‘feccia’ o con altri epiteti, dovrebbe considerare che anche costoro sono esiti del medesimo malessere sociale.
Si potrebbe obiettare che i ladri non agissero per disperazione, oppure che Roggero non fosse più vessato di tanti altri che, nelle stesse condizioni, non hanno ucciso nessuno. Sono obiezioni che lasciano intatta la questione: il malessere nel quale viviamo, sebbene non sia un alibi né una causa meccanica del crimine, è il terreno entro il quale la paura, la sopraffazione e la violenza diventano possibili.
Trovarsi da una parte o dall’altra della pistola – o dell’opinione – non muta ciò che sta a monte della tragedia: un sistema che accresce l’insicurezza, esaspera la competizione e lascia agli individui il compito di regolare conflitti che le istituzioni hanno smesso di governare.
Su una cosa però bisogna essere chiari: in una società civile, qualcuno deve pur rispondere di un omicidio.
Giustificarlo significherebbe ridursi alla barbarie.
Ma il vero colpevole non è Roggero.
È l’ordine politico-economico che ha prodotto le condizioni dell’ennesima tragedia e che dovrebbe rispondere della propria incapacità.
Per contenuti esclusivi, appunti e riflessioni fuori dal flusso social, entra nel canale Telegram gratuito:
IL PENSIERO HARDUO
Critica radicale dei media e della società dei consumi.
Eresie metapolitiche, mitopoiesi e derive destinali.
Un blog di Vincenzo Notaro.

Nessun commento:
Posta un commento