This is not a test of power
This is not a game to be lost or won
Let justice be done
This is not a game to be lost or won
Let justice be done
(Death, Zero Tolerance)
Un pretesto
Che cosa inquietante questa democrazia all'epoca di internet: tutti parlano di tutto, ossia tutti della stessa cosa, a caso, sotto stimoli esterni e mai interiori. E senza mai dire niente su niente.
Tutti siamo portatori insani del c.d. senso critico, quella nevrosi rasente l'egomania per la quale ci si convince (per paura) di bastare a se stessi, ci si illude di non aver necessità dell'altro, di un grande altro... di un libro, per esempio, un consiglio, un confronto, a volte un conforto. A volte di stare in silenzio e ascoltare attentamente, non intervenire, osservare, apprendere.
Ma soprattutto scegliere con responsabilità, applicarsi, essere dediti e sacrificare sempre qualcosa.
E così, ci si trova "liberamente" a esprimere castronerie tremende su questo o su quell'argomento, a prendere costanti cantonate nella vita – reputandole "derive destinali", "karma" o qualche altro concetto altisonante di cui non si ha la minima cognizione – e a giudicare (rimuginare e affossarsi nella palude) – senza posa, senza freno, senza direzione, giudicare di tutto, senza criterio, inclusi se stessi – piuttosto che a vivere (ossia scegliere, fare, comprendere, tacere, fallire, continuare a fare, sebbene comporti impegno e l'impegno del confronto e tanta umiltà quanto ardore).
Oggetto
Qualche filosofo paesano chiama il millantato senso critico in questione "masturbazione mentale", qualche filosofo mancato definiva questo genere di strafalcioni "mattoni del muro".
Il muro che ci costruiamo per non vivere la vita, per non accettare il nostro ruolo nella gerarchia dell'esistenza, i nostri limiti e il fatto che i nostri limiti saranno durissimi da superare.
Lavorarci per l'intera esistenza non è detto che basti. Già, forse una sola vita non basta mai.
La fatica, si, quella è un fatto di solitudine, persino se smaltita in squadra, serve a fare i conti realmente con se stessi. Misurarsi mai con gli altri, ma con se stessi, con la propria ombra.
This is not a test of power, this is not a game to be lost or won.
In fin dei conti, è un classico misunderstanding del bisogno di solitudine che ognuno ha, quello di cristallizzarsi fuori da una coniunctio oppositorum: id est, è tanto necessaria la solitudine quanto il suo opposto. Una invera l'altro. E quando esse s'inverano vicendevolmente diventano tutt'altra cosa da ciò che sono singolarmente.
D'altra parte, la natura del giudizio – quello che appesta l'aria intorno, quello pessimo, pregiudizievole, specialmente in quest'epoca e questo occidente civilizzato che ha inventato la psichiatria e i talkshow, la finanza virtuale e il suffraggio universale, la libertà d'espressione e la morale –, sta tutta qui: si giudica ciò che non si conosce. Il valore che si attribuisce a qualcosa, qualunque esso sia, sopperisce alla mancanza di comprensione di quel qualcosa.
(Nota bene: questo è anche il motivo per cui la pars destruens, oggi come oggi, è ancora da reputarsi necessaria; trasvalutare, smantellare valori per giungere a una spontanea pars costruens, è ancora fondamentale. Oggi, vale più distruggere valori che attribuirne).
Conclusione
La lama fuori dal mazzo (fuori dalla vita) è il Folle, la pulsione viva dell'esistenza che può assumere tutte le altre forme; ossia, significa che basta a sé nella misura in cui necessita d'altro per esistere.
La vita chiede costantemente di definirsi, di finire, in qualche modo. E, sebbene sia spiacevole, non esistono scorciatoie. Se non ci si incammina, il cuore della vita resterà lì dov'è.
A centro del mazzo: la Giustizia – il "buon giudice" che ci portiamo in petto – figura che brandisce una spada e una bilancia.
Chi ne ha paura la teme punitrice e paradossalmente vi si sostituisce, finendo molto male (una spada non è un giocattolo).
Ma per chi ha comprensione della Giustizia e la bilancia con l'entusiasmo del Folle – l'energia che fa pulsare il cuore se al cuore direzionata, mettendo la vita stessa in equilibrio –, essa è un'indicazione: agire.
Agire dal cuore, dal proprio centro: spada e bilancia.
E gli opposti si congiungono, dentro e fuori, in una nuova sintesi: la vita vera.
Il segreto di ogni labirinto.
Vale la pena meditare su un concetto tanto semplice quanto denso (a volte insopportabilmente denso – e questa, si, che è la prova): un cuore senza energia non pulsa, l'energia che non opera in un cuore non è energia.
* Energia deriva dal greco en (particella intesiva) + ergon (opera, azione)