Ieri credevo che la mia aggressività fosse dovuta al fatto che avevo dormito troppo, invece no: stanotte ho dormito poco e non è cambiato nulla.
Sarà l'ormone natalizio della arrendevolezza-compiacente-ottimista che laggente va sprigionando per le strade, col risultato che impazzisco...
Va aggiunto che quest'anno laggente è molto confusa per via della profezia Maya.
Beh, fate come me: venerdì 21 evocate i Gemelli della Distruzione, Hunahpu e Xbalanque. Non è che una profezia si avvera da sola...
Ma poi ci ho pensato meglio: nel mio specifico caso, avendo determinate persone vicine, persone che per ronzare nelle circostanze della mia vita devono in qualche modo essere eccezionali, diverse dalla maggioranza, credo sia proprio molta di questaggentechemistaintorno a irritarmi irreparabilmente.
Insomma, vedo brutte cose intorno a me! Qualcuno ha preso un terribile vizio ad arrendersi temporaneamente – oh si, il mondo è brutto e fa paura! –, giusto quel po' di tempo che io non ho e che sono costretto a impiegare per preservare queste persone eccezionali da una nigredo-light.
Altri, i peggiori, ti si scagliano contro perché, au contraire, cominciano a vedere tutto "costruttivamente". Fanno il grande salto della maturità – a 40 anni magari – e all'improvviso cambiano prospettiva, ossia da una visione eccezionale, si normalizzano...
Lavoro-famiglia-figli-casa-autonomia, cose necessarie, ma che di per sé non valgono più di zero, tanto per cominciare.
Perché una cosa sia chiara a tutti, ciò che dà valore (anche) a queste cose è l'eroismo con cui le si vive e la maniera di renderle un esercizio di disciplina e perfezionamento. Se manca questo o se finisce che tali variabili monopolizzino e cristallizzino una persona, esse palesano la loro devastante insufficienza, rendendo insufficiente e devastando chi le immette nella propria vita o, meglio, le subisce.
Bisogna rifletterci bene. Innescare una variabile di "normalità" all'interno della vita di una persona "diversa" non è una cosuccia che si gestisce con nonchalance. Ripeto, è tanto necessario farlo, quanto insufficiente. L'equilibrio è il grande lavoro! Una fatica costante, sfibrante, l'equilibrio tra stabilità e imprevedibilità, tra esercizio e arte, tra necessità e volontà. Quando questo equilibrio si fa impegnativo – ossia viene messo in crisi, al fine di perfezionarsi – e si perde di vista la propria quintessenza, si finisce piegati dinanzi a uno specchio che con arroganza si gloria di non riconoscerci più.
Lo specchio, l'astrazione del futuro, dello sviluppo, del progresso, è un'idea vampirica di noi stessi (o della comunità in cui viviamo) e dinanzi al suo riflesso molti mollano, risucchiati. Causa del loro stesso male, finiscono per annegare dentro uno specchio di rimpianti e, cosa molto poco etica, fanno terra bruciata intorno.
Leggasi: proiettati in un futuro fantasmatico, non più presenti a se stessi, disconoscono la loro unicità, il loro "inattuale" fine superiore; inoltre, l'eccezionalità di tale stadio di agonia è che chi la vive piuttosto che mostrarsi sofferente e scalciare chiunque sia nei paraggi – amici e nemici non esistono più arrivati alla deriva –, lo fa piuttosto sorridendo con aria di superiorità.
E così tale agonia assume miriadi di falsi nomi, talvolta "ottimismo", talvolta "maturità", altre invece "costruttività". A volte non si limita neppure a millantare nomi impropri, si spinge alle false esigenze, ai falsi impegni, falsi contrattempi, falsi ripensamenti, false svolte.
E mentre millanta tali falsità dà adito a storture come il frugarsi nelle tasche – attività tipicamente intellettualoide –, il piangersi addosso, il lamentarsi degli altrui lamenti senza magari andare a verificare le motivazioni di quei lamenti, e per finire genera stanchezza (come ogni idea vampirica, come ogni illusione che non sta su da sola e necessita costante dispendio per essere continuamente costruita)...
Ed è così che si sfaldano indispensabili sodalizi, e questa è la cosa forse più drammatica.
Se non s'è capito, qui ci si sta rivolgendo solo a quelle rare persone eccezionali, non ad altri, quelle persone che vivono se e solo se i sodalizi tra esse vengono rispettati, onorati e alimentati.
Se queste persone eccezionali si disuniscono, periscono e con esse tutto si ammala.
Allora signori, le cose stanno in questi termini: qui intorno a noi c'è veramente una brutta situazione, non c'è niente da essere ottimisti e costruttivi, e bisogna mai come ora restare uniti.
Se avete l'incoscienza o la pancia piena per sostenere di aver fatto o di voler fare il grande salto verso il "futuro", io sarò sempre qui a ricordarvi che è un grande salto in una palude, perché state de facto mollando il vostro presente, quel quid inattuale che vi rende eccezionali.
Appena smetterete di scagliarvi contro ciò che vi circonda – perché è solo così che si vive il presente per quelli come noi, ed è non soltanto un diritto inalienabile ma soprattutto un ferreo dovere –, varrà a dire che sarete già stati inghiottiti da quella variabile di normalità che voi stessi avete immesso nella vostra vita, quella svista del futuro che dismetterà prima i vostri rapporti autentici e poi il vostro fine superiore.
Insomma, perderete tutto quanto vantavate possedere e vi rendeva orgogliosi d'essere la minoranza dei migliori, nonostante le ovvie difficoltà.
Questo per ricordarvi che, care persone eccezionali, sebbene a un certo punto si possa scegliere di inserire una data stabilità e normalità nella propria vita – e anzi è persino una prova di forza auspicabile, se la si sa reggere – bisogna anzitutto tenere saldo in mente che ci si sta volontariamente mettendo in crisi e, di qui, il lavoro da fare sarà assai duro e necessiterà il sostegno dei sodalizi di cui sopra.
Ma non sarà bastevole preservarli, occorrerà ricordarsi ancora di un'altra cosa: che se si sceglie di farlo, di provarsi, non lo si dovrà mai, e sottolineo mai, fare credendo di cambiare.
Poiché non è vero che si cambia. Piuttosto ci si tradisce. Si molla.
Siate l'eccezione, sempre!
Solo questo è il mio augurio per la fine di questo mondo e per l'inizio di una nuova era.
V
Critica radicale dei media e della società dei consumi.
Eresie metapolitiche, mitopoiesi e derive destinali.
Un blog di Vincenzo Notaro
Un blog di Vincenzo Notaro
19/12/12
11/12/12
Musica per un viaggio oltre la soglia Recensione a Dreamworking Suono Sacro Sogno (Orchestra Esteh) di Andrea Ans Anselmo
dal n.1 di ERETICIDELTERZOMILLENNIO
scaricabile gratuitamente alla sezione download del sito
www.ereticidelterzomillennio.org
Di recente la mia collezione di dischi, riguardante uscite spesso underground ed insolite, si è arricchita di un prezioso esemplare: l’ultima fatica di “Orchestra Esteh”, progetto noise/ambient italiano, la cui proposta musicale s’intreccia totalmente con una profonda conoscenza esoterica e piscologica, fondantesi su ricerche stigee, oniriche e non solo.
Il lavoro di Orchestra Esteh, dal titolo “Dreamworking”, si presenta innanzi tutto all’interno di una pregevole confezione recante, oltre che al disco, un saggio la cui lettura è da abbinare all’ascolto della musica stessa.
Stiamo infatti parlando, caso se non unico quantomeno molto raro, di uno scritto che introduce l’ascoltatore nell’atmosfera infera del sogno utilizzato per fini iniziatici: e così musica e cultura, esperienza sciamanica e fruizione musicale si incontrano ghermendo l’ascoltatore all’interno di una arcaica e tradizionale concezione del suono, come qualcosa di intimamente sacro, tanto che il saggio stesso si intitola “suono sacro sogno”. Partiamo dalle parole stesse dell’autore per circostanziare meglio il lavoro di fronte al quale ci troviamo: “Dreamworking è un esperimento di controllo del sogno, composto da 5 tracce che segnano un viatico dallo stadio di folgorazione (phalenae nigrae) sino all’apertura dell’occhio occulto (sub auspiciis noctis), attraverso tappe iniziatiche sigillate in musica. l’album è inscindibile dal saggio “suono sacro sogno”, nel quale viene proposta una lettura par correspondances dei temi in oggetto. Partendo dall’individuazione del topos infero nel sogno, capovolgendo le istruzioni dei maghi rinascimentali come Ficino e Campanella, giunge a inaspettate conclusioni sul possibile uso mistico della disarmonia.” Un’Ade di sonorità dark ambient sprigiona un’energia inconscia mediante onde sonore capaci di tinteggiare nell’aria un’atmosferica tavolozza di rosso sangue e di plumbea oscurità; il tutto all’interno di un rituale di catabasi interiore, verso le tenebre che solo quei dimenticati recessi del caos che si schiudono all’’interno del regno di Morfeo possono far vivere ancora. Questo ma non solo è “Dreamworking”, poiché non si tratta soltanto di un “disco” ma piuttosto di uno strumento di conoscenza, la quale peraltro potrebbe variare a seconda delle condizioni di ascolto e della ricettività dell’ascoltatore. Ma non basta. Il saggio “suono sacro sogno” incastonandosi alla perfezione nel sentiero aperto da studiosi quali C. G. Jung, J. Hillman ed Eliade – solo per citare i più noti - risulta di una profondità tale da renderlo di fatto un saggio di alto livello all’interno della letteratura italiana riguardante i rapporti tra dimensioni onirica, sonorità disarmoniche e dimensioni ctonie. Concludendo, non possiamo non rallegrarci che all’interno del variegato mondo dell’industrial ambient, la vena iniziatica non si limiti a mera scelta estetica o di comodo, ma sia diventata con Orchestra Esteh una autentica prassi, non priva di pericoli, non certo per tutti, ma al tempo stesso di una affascinante e caotica profondità.
(Andrea Ans Anselmo)
scaricabile gratuitamente alla sezione download del sito
www.ereticidelterzomillennio.org
Di recente la mia collezione di dischi, riguardante uscite spesso underground ed insolite, si è arricchita di un prezioso esemplare: l’ultima fatica di “Orchestra Esteh”, progetto noise/ambient italiano, la cui proposta musicale s’intreccia totalmente con una profonda conoscenza esoterica e piscologica, fondantesi su ricerche stigee, oniriche e non solo.
Il lavoro di Orchestra Esteh, dal titolo “Dreamworking”, si presenta innanzi tutto all’interno di una pregevole confezione recante, oltre che al disco, un saggio la cui lettura è da abbinare all’ascolto della musica stessa.
Stiamo infatti parlando, caso se non unico quantomeno molto raro, di uno scritto che introduce l’ascoltatore nell’atmosfera infera del sogno utilizzato per fini iniziatici: e così musica e cultura, esperienza sciamanica e fruizione musicale si incontrano ghermendo l’ascoltatore all’interno di una arcaica e tradizionale concezione del suono, come qualcosa di intimamente sacro, tanto che il saggio stesso si intitola “suono sacro sogno”. Partiamo dalle parole stesse dell’autore per circostanziare meglio il lavoro di fronte al quale ci troviamo: “Dreamworking è un esperimento di controllo del sogno, composto da 5 tracce che segnano un viatico dallo stadio di folgorazione (phalenae nigrae) sino all’apertura dell’occhio occulto (sub auspiciis noctis), attraverso tappe iniziatiche sigillate in musica. l’album è inscindibile dal saggio “suono sacro sogno”, nel quale viene proposta una lettura par correspondances dei temi in oggetto. Partendo dall’individuazione del topos infero nel sogno, capovolgendo le istruzioni dei maghi rinascimentali come Ficino e Campanella, giunge a inaspettate conclusioni sul possibile uso mistico della disarmonia.” Un’Ade di sonorità dark ambient sprigiona un’energia inconscia mediante onde sonore capaci di tinteggiare nell’aria un’atmosferica tavolozza di rosso sangue e di plumbea oscurità; il tutto all’interno di un rituale di catabasi interiore, verso le tenebre che solo quei dimenticati recessi del caos che si schiudono all’’interno del regno di Morfeo possono far vivere ancora. Questo ma non solo è “Dreamworking”, poiché non si tratta soltanto di un “disco” ma piuttosto di uno strumento di conoscenza, la quale peraltro potrebbe variare a seconda delle condizioni di ascolto e della ricettività dell’ascoltatore. Ma non basta. Il saggio “suono sacro sogno” incastonandosi alla perfezione nel sentiero aperto da studiosi quali C. G. Jung, J. Hillman ed Eliade – solo per citare i più noti - risulta di una profondità tale da renderlo di fatto un saggio di alto livello all’interno della letteratura italiana riguardante i rapporti tra dimensioni onirica, sonorità disarmoniche e dimensioni ctonie. Concludendo, non possiamo non rallegrarci che all’interno del variegato mondo dell’industrial ambient, la vena iniziatica non si limiti a mera scelta estetica o di comodo, ma sia diventata con Orchestra Esteh una autentica prassi, non priva di pericoli, non certo per tutti, ma al tempo stesso di una affascinante e caotica profondità.
(Andrea Ans Anselmo)
