11/12/12

Musica per un viaggio oltre la soglia Recensione a Dreamworking Suono Sacro Sogno (Orchestra Esteh) di Andrea Ans Anselmo

dal n.1 di ERETICIDELTERZOMILLENNIO
scaricabile gratuitamente alla sezione download del sito
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Di recente la mia collezione di dischi, riguardante uscite spesso underground ed insolite, si è arricchita di un prezioso esemplare: l’ultima fatica di “Orchestra Esteh”, progetto noise/ambient italiano, la cui proposta musicale s’intreccia totalmente con una profonda conoscenza esoterica e piscologica, fondantesi su ricerche stigee, oniriche e non solo.
Il lavoro di Orchestra Esteh, dal titolo “Dreamworking”, si presenta innanzi tutto all’interno di una pregevole confezione recante, oltre che al disco, un saggio la cui lettura è da abbinare all’ascolto della musica stessa.
Stiamo infatti parlando, caso se non unico quantomeno molto raro, di uno scritto che introduce l’ascoltatore nell’atmosfera infera del sogno utilizzato per fini iniziatici: e così musica e cultura, esperienza sciamanica e fruizione musicale si incontrano ghermendo l’ascoltatore all’interno di una arcaica e tradizionale concezione del suono, come qualcosa di intimamente sacro, tanto che il saggio stesso si intitola “suono sacro sogno”. Partiamo dalle parole stesse dell’autore per circostanziare meglio il lavoro di fronte al quale ci troviamo: “Dreamworking è un esperimento di controllo del sogno, composto da 5 tracce che segnano un viatico dallo stadio di folgorazione (phalenae nigrae) sino all’apertura dell’occhio occulto (sub auspiciis noctis), attraverso tappe iniziatiche sigillate in musica. l’album è inscindibile dal saggio “suono sacro sogno”, nel quale viene proposta una lettura par correspondances dei temi in oggetto. Partendo dall’individuazione del topos infero nel sogno, capovolgendo le istruzioni dei maghi rinascimentali come Ficino e Campanella, giunge a inaspettate conclusioni sul possibile uso mistico della disarmonia.” Un’Ade di sonorità dark ambient sprigiona un’energia inconscia mediante onde sonore capaci di tinteggiare nell’aria un’atmosferica tavolozza di rosso sangue e di plumbea oscurità; il tutto all’interno di un rituale di catabasi interiore, verso le tenebre che solo quei dimenticati recessi del caos che si schiudono all’’interno del regno di Morfeo possono far vivere ancora. Questo ma non solo è “Dreamworking”, poiché non si tratta soltanto di un “disco” ma piuttosto di uno strumento di conoscenza, la quale peraltro potrebbe variare a seconda delle condizioni di ascolto e della ricettività dell’ascoltatore. Ma non basta. Il saggio “suono sacro sogno” incastonandosi alla perfezione nel sentiero aperto da studiosi quali C. G. Jung, J. Hillman ed Eliade – solo per citare i più noti - risulta di una profondità tale da renderlo di fatto un saggio di alto livello all’interno della letteratura italiana riguardante i rapporti tra dimensioni onirica, sonorità disarmoniche e dimensioni ctonie. Concludendo, non possiamo non rallegrarci che all’interno del variegato mondo dell’industrial ambient, la vena iniziatica non si limiti a mera scelta estetica o di comodo, ma sia diventata con Orchestra Esteh una autentica prassi, non priva di pericoli, non certo per tutti, ma al tempo stesso di una affascinante e caotica profondità.


(Andrea Ans Anselmo)



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