06/12/10

Et miserunt eum in lacum leonum. Preservare lo spirito.

Egregio Arcivescovo Beniamino Depalma, Vescovo di Nola
e p. c. Assessorato ai Beni e alle Attività Culturali, Comune di Nola


«Et miserunt eum in lacum leonum» (Daniele 6, 17).

Eccellenza,
dopo aver letto quanto lei asserisce sul mio lavoro "preservare lo spirito", esposto venerdì 19 novembre nella Chiesa dei SS. Apostoli di Nola, mi pregio intervenire in prima persona, per portare la questione entro un dibattito squisitamente culturale.
Lei dice d'esser "dispiaciuto", poco male, riporto le sue parole: «la critica deve avvenire in maniera costruttiva e non attraverso l’offesa. La chiesa dei SS. Apostoli si pone oggi come luogo pubblico dove tutte le identità territoriali possono esprimersi ed essere ascoltate: non può essere un luogo in cui un’identità offenda l’altra» (Il Nolano, 22/11/2010).
Certe identità si contrappongono. Ma il dialogo non è mai offensivo.
La cosa che però mi rattrista è l’imperante pressapochismo.
Le polemiche che hanno investito il mio lavoro sono iniziate prima ancora che inviassi alle redazioni il comunicato con allegata l'immagine del Cristo velato da condom. Avrei potuto esporre anche immagini di fiorellini e farfalle... le polemiche erano già partite, preventivamente.
Tant'è che, quando mi hanno telefonato dal giornale, avvertendomi delle forti proteste, ho creduto a una montatura.
Trovo singolare e sintomatico che una persona del suo spessore, parli di qualcosa per sentito dire, senza approfondire, senza vedere coi propri occhi. Lei, signor Vescovo, diciamolo, non sa chi sono, non ha assolutamente visto le opere, non ha letto i testi correlati che ho esposto. Niente di niente.
Avrei molto gradito la sua visita, avrei maggiormente gradito le proteste o un serrato dibattito in sede dell'esposizione. Ma non è accaduto.
Dispiaciuto sono io, le sue sono chiacchiere: «La chiacchiera che è alla portata di tutti, non solo esime dal compito di una comprensione genuina, ma diffonde una comprensione indifferente, per la quale non esiste più nulla di inaccessibile... La chiacchiera, trascurando di risalire al fondamento di ciò che si è detto, è quindi di per sé una chiusura. Questa chiusura è ulteriormente aggravata dal fatto che la chiacchiera, con la sua presunzione di avere raggiunto la comprensione di ciò di cui parla, impedisce ogni riesame e ogni nuova discussione, reprimendoli e ritardandoli in modo caratteristico... l'esserci (l'uomo) che si mantiene nella chiacchiera, è tagliato fuori dal rapporto ontologico primario, originario e genuino con il mondo» (Martin Heidegger, Essere e Tempo, 35).
Non ha esitato a bollare le mie opere come offensive, e questa è disinformazione, chiacchiera. Si è comportato da capo istituzionale.
Ma, non volendo, ha centrato l’idea dei miei lavori: ogni ideologia, dottrina, iniziazione che cade nell’istituzionalizzazione (partiti politici, discipline accademiche, religioni), rischia di causare un “abbassamento” del piano spirituale in quello materiale, che impedisce il dis/velamento della verità (a-letheya). È ciò che, secondo alcuni qabalisti, accade a Kether, la luce di dio, che essendo inconoscibile si “abbassa” in Da’ath, generando “falsa conoscenza”.
Pertanto, il velo, simbolizzato dal preservativo, si interpone tra i fedeli e la verità di Gesù, l'uomo che attiva, reifica, incarna il divino. È la carne che s’innalza, non lo spirito che s’abbassa.
Il mio invito è liberarsi dal velo, dal preservativo, liberandosi anzitutto da se stessi. Ecco perché, oltre il Cristo e la Madonna sotto condom, ho esposto due immagini di autodecapitazioni, in una delle quali ho posato io stesso.
Liberarsi da tutto o da niente. A costo di dannarsi.
Non ho mai inteso essere offensivo. Inoltre, l'uso del preservativo in arte non è una novità, meno che meno un'oscenità. Per esempio, nel ‘92 l’artista Santolo De Luca realizzò un meraviglioso dipinto dal titolo “San Marzano e Protettore”, una serie di pomodori sotto condom. Ma questo esula dal discorso.
La Chiesa dei SS. Apostoli è un luogo pubblico, viene usata per premiare attrici, per conferenze e dibattiti politici, appuntamenti culturali. Nel’ambito degli appuntamenti culturali, ho inteso, attraverso il lavoro esposto, aprire un ragionamento sul rapporto arte/spiritualità. Per tanto, il suo comportamento, tanto quanto quello di chi mi ha telefonato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Nola, imputandomi di aver causato «un incidente diplomatico con la Chiesa», non solo è spiacevole, ma anacronistico e fuori da ogni logica.
Si chiama demonizzazione, l'errore storico di tutti gli assolutismi: armare i propri seguaci non per qualcosa, ma contro qualcuno. E questo accade quando manca il quid, il contenuto. Non ho sentito una sola parola critica sul lavoro, una che sia sensata, argomentata, che sia dialogo, appunto. Non una sola.
Con me sparate a vuoto, non sono un nemico importante. Non sono per niente un nemico, tra l'altro. Sono laterale, laterale a tutto ciò che professate.
Questa polemica è una questione di equilibri tra Istituzioni e Curia.
Non è pensabile che l’aver fatto parlare Nietzsche, Heidegger, Bruno, Silesius, Evola, De Sade o Rimbaud sia stato offensivo.
Lo Stato è laico, ciò nonostante è difficile far passare dalla porta principale ciò che viene tenuto sotto chiave.
Allora, se volete il dialogo, aprite le porte.
L’energia è fluida, passerà per sotto, per sopra, di lato.

in vino vanitas
vinz notaro



Per contenuti esclusivi, appunti e riflessioni fuori dal flusso social, entra nel canale Telegram gratuito:

IL PENSIERO HARDUO
Critica radicale dei media e della società dei consumi.
Eresie metapolitiche, mitopoiesi e derive destinali.
Un blog di Vincenzo Notaro.

Seguimi anche su
Instagram e Facebook.

Nessun commento:

Posta un commento