05/07/26

MISANTROPIA (2001)

Quanto segue è un estratto del mio primo testo filosofico in assoluto, risalente al 2001.

Avevo appena diciottanni e muovevo i primi passi negli studi di Filosofia. Come sarà evidente, Heidegger e Nietzsche esercitavano allora una certa influenza sul mio modo di pensare.

A venticinque anni di distanza, ho deciso di battere le prime tre di tredici paginette manoscritte. Le altre dieci sarebbero un po’ pesanti... Magari un giorno ne ricaverò un piccolo pamphlet o le includerò, debitamente riviste, in una futura raccolta.

 


“Μισ-ανθρωπία”

Dell’ineguaglianza degli individui

La questione dell’eguaglianza o dell’ineguaglianza degli uomini è sempre stata una dicotomia oggetto di riflessione da parte dei filosofi. Tuttavia, l’ago della bilancia ha spesso propeso verso una certa coscienza dell’eguaglianza degli uomini, prendendo gli uomini come categoria d’insieme: per una sorta di principio di gregge sociale, per una malfidata idea di sopravvivenza nella socialità, finendo così per trascurare l’irriducibilità dell’essere-individuo di ognuno.

È purtroppo però un’astrazione fallace interrogarsi sugli uomini come pluralità, poiché è l’individuo il luogo concreto della domanda. Di conseguenza, ogni teoria dell'eguaglianza o dell'ineguaglianza che prenda le mosse dalla pluralità assume come originario ciò che è invece derivato. Prima degli uomini vi è l’uomo; prima della collettività vi è l’individuo. È dunque l’individuo il luogo concreto della domanda, poiché solo nella singolarità si manifesta l’essenza. Solo ricondotta all’individuo la questione può stabilire se l’eguaglianza appartenga realmente all’essere-uomo o se non sia, piuttosto, una categoria costruita dalla necessità del vivere associato.

Anzitutto, occorre stabilire qual è il modo per non errare nel porre la domanda.

La prima domanda che allora dobbiamo porci è: che cos’è l’individuo? Ossia, che cos’è l’uomo nella sua autentica essenza, in quanto monade indivisibile.

Seguendo il metodo greco di domandare, che Heidegger individuò nel suo Was Ist Das Die Philosophie, sarà nostra cura anzitutto non porre la domanda sull’oggetto del nostro interrogarci. Questo porterebbe a non entrare nel problema, ma a girarci solo intorno guardandolo dall’alto.

Ciò che invece andremo a fare sarà porre il quesito dal di dentro della questione.

Qui, però, apparentemente non dovremmo incorrere nell’errore, poiché un individuo che si pone la domanda «che cos'è l’individuo?», già sta domandando dal di dentro; anzi, è fin troppo dentro alla domanda filosofica par excellence.

Essendo dunque ‘io’ un individuo, ed essendo colui che pone il quesito, la domanda non può che ricadere anzitutto su me stesso. La questione universale si manifesta così come questione individuale. La nostra domanda diviene, in primo luogo, la mia domanda: chi sono io?

Anzitutto, io sono un uomo. Sono la risultante di pulsioni, strutture prelogiche e assimilazione di esperienze proprie all’essere uomo. Ma lo sono specificamente in quanto ente che si interroga sul proprio essere, un ente capace di porre domande sulle strutture primordiali ed essenziali del proprio essere uomo.

Ma cos’è questo essere-uomo?

Per rispondere sarà necessario scomporre la domanda.

Anzitutto, cos’è l’essere?

L’essere è la struttura primordiale dell’ente, ossia l’insieme delle possibilità costitutive date in un ente.

In secondo luogo, allora, cos’è l’uomo?

A cercare un tratto unico che fa dell’uomo ciò che è, qualcosa che in nessun altro ente si manifesta parimenti, l’uomo è l’unico ente che siamo certi riesca, grazie alla propria struttura logica autoriflessiva e autocognitiva, a interrogarsi sulla propria essenza.

Questo accade, anzitutto, poiché la sua struttura spirituale viene elaborata attraverso l'organo del cervello, che altro non è se non un’ipertrofia benigna del cervelletto, residuo di una smarrita animalità.

A dirla tutta, l’uomo è l’unico essere che avverte la necessità di un tale domandare: una necessità che appare, in fondo, aliena al semplice esistere. Mentre ogni altro vivente coincide con il proprio vivere, l’uomo rompe tale coincidenza, si pone fuor da sé stesso, ossia nega la coincidenza con la sua stessa vita, per poterla interrogare.

La sua essenza non consiste dunque nell’immediatezza del vivere, ma nella distanza che riesce a porre tra sé e il proprio vivere.

In questa originaria antinomia, in questa predisposizione al negativo, in questa frattura costitutiva, l’essere dell’ente-uomo è ciò che è.

Sorge allora una domanda più radicale: l’essere dell’ente-uomo è?

La risposta è negativa, e lo è in assoluto.

L’essere dell’uomo non è mai, ma è sempre possibilità d’essere, indeterminata all’infinito nel negare costantemente ciò che è, la qual cosa costituisce il presupposto della distanza ontologica dell’essere uomo dall’uomo stesso.


[...]




04/07/26

PACE VIRALE


Angela Nikolau e Ivan Kuznetsov, noto come Ivan Beerkus, hanno aggirato le misure di sicurezza dell’Empire State Building e sono riusciti ad arrivare fino alla guglia-antenna dell’iconico grattacielo newyorkese. Lì, sospesi nel vuoto sopra la Grande Mela, hanno esposto un’enorme bandiera con la scritta:

When the power of love beats the love of power, the world knows peace.

A completare l’operazione, una proposta di matrimonio in quota, che ha trasformato l’impresa in una perfetta sequenza narrativa: rischio, trasgressione, messaggio universale, amore privato, spettacolo pubblico, viralità globale.

Del resto, non parliamo di due idealisti travolti da un impeto romantico, ma di due professionisti della sovraesposizione mediatica. Secondo il Times, i due extreme influencer raggiungono insieme circa 1,5 milioni di follower, già celebri come rooftopper nel documentario Netflix Skywalkers: A Love Story, costruito proprio intorno alla loro relazione e alle loro scalate illegali su grattacieli, gru e strutture altissime.

Piccola nota sul messaggio lanciato al mondo: la frase è stata presentata dai media come attribuita a Jimi Hendrix, ma la sua origine resta incerta. Più probabilmente appartiene alla nebulosa delle fake-quote webeti: formule melense, facili da condividere, perfette per diventare virali proprio perché a nessuno interessa davvero verificarne la provenienza.

Figurarsi se interessa a noi. Ciò che in questo fenomeno ci riguarda è ben altro.

Il messaggio è stato ripreso in diretta dai canali televisivi statunitensi, con gli elicotteri in volo sulla metropoli a trasformare l’impresa in spettacolo globale. Viene allora da chiedersi: è davvero un messaggio di pace e di amore qualcosa concepito per la viralità? È davvero pace quella che ha bisogno di violare uno spazio, esporsi al pericolo, mobilitare sicurezza, media, elicotteri, telecamere e pubblico planetario?

E soprattutto: che cosa resta dell’intimità quando perfino una proposta di matrimonio viene sbandierata sulla cima di un grattacielo?

Altro che pace. Altro che amore.

Siamo dinanzi alla perfetta liturgia del nostro tempo degenerato. L’amore al tempo dei social media diventa l’ennesimo prodotto ad alta intensità emotiva: teatralizzato, esposto, tecnicamente pornografico, poiché strappa l’intimo al suo luogo proprio e lo consegna integralmente allo sguardo pubblico, per ragioni di capitalizzazione mediale e dunque mercantile.

Un porno ad alta quota, probabilmente, sarebbe stato meno pornografico.

[Meme riportante un détournement in forma di haiku di Gianfranco Marziano]


D’altra parte, la pornografia aliena il sesso perché lo ricaccia fuori dalla sua natura intima e lo mette in mostra in maniera esagerata ed esageratamente visiva, accentuandone i tratti in maniera innaturale.

Riducendo l'intimità alla logica della prestazione visibile a tutti, il piacere non conta più come esperienza vissuta, ma come rappresentazione osservabile, che deve apparire (in)credibile, efficace e consumabile – tutto il delirio della beauty surgery nasce in TV e si ipertrofizza col porno.

Nell’epoca post-pornografica, i soggetti non abitano più l’atto sessuale nella sua intimità: si guardano mentre lo compiono, misurandolo secondo uno sguardo alienato. Diventano cioè spettatori di sé stessi, presenze terze scollate dalla propria interiorità.

Lo stesso accade, nel caso in oggetto, con l’amore e con la pace.

L’amore in quanto tale è dedizione all’altro, è custodia dell’altro. Qui invece accade l’opposto: l’amore viene sovraccaricato di adrenalina, innalzato sulla scena estrema, trasformato in slogan e consegnato allo sguardo anonimo della moltitudine.

Stessa cosa vale per il presunto messaggio pacifista. Ciò che dovrebbe sottrarsi alla logica della prestazione viene rimacinato nel tritatutto dell’engagement. Una pace prestazionale svilisce la pace autentica, sostituendo l’esperienza della pace con la sua rappresentazione, la presenza silenziosa con la posa rumorosa del clamore.

Al netto di quanto possa essere pericoloso l’esempio dei due influencer – ho già scritto del problema e delle numerosissime fatalità legate ai processi emulativi social, dalle death challenge all’ossessione dilagante per gli extreme selfie –, qui il punto è proprio l’orribile metafora dell’arrivismo, il social climbing elevato a messaggio morale.

La performance svuota la pace del suo senso originario, la scarica d’ogni potenzialità di pacificare.

È questo, in definitiva, il tratto più inquietante: una civiltà in cui anche l’amore e la pace vengono espulsi dal regime di senso che sarebbe loro connaturato e consegnati al regime della viralità.

Dunque, giunti a questo punto di non ritorno, in che modo potremmo mai ricondurre la pace alla sua natura?

Verrebbe da azzardare una sola paradossale risposta.

Guerra igiene del mondo contro questa pace virale.




01/07/26

CAVALCARE IL DELIRIO

Diagnosi della psicosi woke per disertare la democratura conformista.



 

Sabato 26 settembre interverrò all’ACCADEMIA GENERALE di Passaggio al Bosco ets, ospitata a Giugliano in Campania nella tenuta Fondo Italia, bene sottratto alla criminalità organizzata e affidato al Centro Sportivo Nazionale Fiamma.

Tra gli altri valenti relatori, segnalo la presenza di Alberto Brandi, Tony Fabrizio e l’editore Marco Scatarzi.

 

Proverò ad analizzare la psicosi dell’attuale democratura, dai dispositivi del ‘politicamente corretto’ alle macchinazioni delle lobby che monopolizzano il consenso.

Proverò a mostrare il processo di cattura del neoliberismo, entro il quale ogni diversità finisce neutralizzata e trasformata in prodotto.

Ma, soprattutto, proverò a fornire una metodologia di lettura meta-estetica, per riconoscere anche le tracce più nascoste del delirio in atto, che dilaga ben oltre il progressismo e coinvolge chiunque viva nell’epoca del neoliberismo.

Sarà un’analisi finalizzata a fornire strumenti concreti per leggere le derive del presente al fine di disertare la griglia della democratura conformista.

 

Avvertenze: Intervento senza anestesia.

Sconsigliato ad asteriscati, arcobalenati e normo-conformati affini.

Accesso gratuito agli irriducibili.

Obbligo di iscrizione tramite form: https://forms.gle/rYb4m3sR4sCSvfxm6


ACCADEMIA GENERALE di Passaggio al Bosco ets

🕓 Sabato 26 settembre, inizio lavori ore 15

📍 FONDO ITALIA, viale dei Pini Nord, 63, Giugliano in Campania