07/08/13

Licantropia

Sono il versipelle assiso sul dirupo.
Solitario, mentr’il cupo rapace
spiega al vento l’ali.
La luna ha il mio colore
ma intorno agl’occhi miei e le orecchie
una cinta d’oro fa splendere il sole.
Punto oltre, senza direzione.
Dopo di me, sgomento e terrore.
Prima di me, smarrimento.
In me, caccia senza posa.

Ogn’altra via è una maledizione.
Ogni direzione è una maledizione.

Son la belva del precipizio
tra l’entusiasmo e il nulla, l’inizio.
La notte ha i miei occhi.
Saturno e Marte li chiamano i maghi.
Per gli spirti dei morti essi son fari
per riconoscersi nel labirinto del mio cuore.

Impassibile e distaccato, se ferito spietato.
Naufrago tra due mondi.
La forza, assoluta e feroce.
L’intensità, senza un attimo di pace.
L’amore e la distruttività
e l’un per l’altro e senza soluzione.

La melanconia è il mio ululato.
L’ineluttabilità il mio latrato.
Né un dio, né un demone, né la luce,
né la notte e neppure insieme
possono tenermi in catene.
E nemmeno io, non posso.

Sono il versipelle, il licantropo, l’escluso.
Sono il mostro, il temuto, il disprezzato.
Sono l’incomodo che va rifuggito.
Sono il disorientato e l’illuminato.
Sono l’assassino che va carezzato.

Sono l’irredimibile, l’insostenibile.
Il condannato.
Sono il devastatore nonché il devastato.
Sono il panico, l’origine, il sacrificio.
Sono il selvaggio istinto sfrenato.

[V. N.]

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Critica radicale dei media e della società dei consumi.
Eresie metapolitiche, mitopoiesi e derive destinali.
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